45° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane: “Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano” “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17)
Dal 16 al 19 aprile si è tenuto presso la Fraterna Domus a Sacrofano (RM) il 45° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane, che ha visto la partecipazione di circa 600 delegati provenienti da 218 diocesi italiane. A rappresentare la Caritas diocesana di Castellaneta erano presenti don Francesco Zito in qualità di direttore insieme a Veronica Chirico e Melania De Carlo, membri dell’equipe diocesana. Una presenza che conferma l’impegno della nostra Chiesa locale nel cammino nazionale di riflessione e formazione.
Sono stati quattro giorni di ascolto e confronto sul tema dell’advocacy dal titolo evangelico “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17).
Ad aprire i lavori il 16 aprile la preghiera di mons. Enrico Solmi e l’intervento del presidente di Caritas Italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli: «La Caritas è la diocesi. È la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo». Un invito a non considerare la carità come ambito separato, ma come forma concreta dell’essere Chiesa. Ha altresì evidenziato che il Convegno si colloca a cinquant'anni dal primo grande appuntamento della Chiesa italiana del post-concilio, "Evangelizzazione e promozione umana", nato allora dal desiderio di un profondo rinnovamento fondato sul Vangelo e sulla fedeltà all'umano. La grande intuizione fu tenere insieme evangelizzazione e promozione umana poichè il Vangelo chiede di incarnarsi a servizio concreto dell'uomo, e la promozione umana trova il suo senso pieno nella persona chiamata a diventare figlia di Dio nella sua umanità.
Per sua natura, la Caritas è portata a sottolineare proprio questo secondo aspetto, testimoniando concretamente la carità della comunità cristiana. Da qui emerge il tema dell’advocacy intesa come una nuova forma di profezia: ascoltare i poveri, i loro bisogni, le loro attese e i loro sogni, e farsi voce competente in loro nome, soprattutto nel dialogo con le istituzioni. Affinché essa possa essere efficace deve fondarsi su tre condizioni: la prima, che i poveri possano parlare ed essere ascoltati almeno da chi si impegna a esserne portavoce, facendosi grido al loro posto; la seconda, che nelle istituzioni ci sia qualcuno disposto ad ascoltare la loro voce; la terza, che nella società si diffonda una condivisione di valori e di principi, poiché solo quando la coscienza sociale riconosce la voce dei poveri, chi ha il compito di legiferare ed amministrare non potrà sottrarvisi del tutto e sarà possibile promuovere nel mondo la democrazia e l’umana convivenza nella pace.
Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha sottolineato la responsabilità di «raccontare l’uomo per promuovere l’umano» strappandolo alle narrazioni che lo deformano.
La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi dell’associazione Libera, della Campagna “Diamo linfa al bene”, che mira a destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia ai beni confiscati alle mafie per promuovere legalità, inclusione e sviluppo sociale. La campagna nasce per sostenere il riutilizzo sociale dei beni confiscati, trasformando luoghi un tempo legati alla criminalità in spazi di democrazia, lavoro e comunità. L’iniziativa chiede che una piccola parte del Fondo Unico di Giustizia (FUG), costituito dai beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, venga reinvestita per rigenerare territori feriti dalla presenza mafiosa, sostenendo scuole, cooperative, case rifugio e spazi culturali.
La seconda giornata si è concentrata sul ruolo delle comunità nell’esercitare advocacy. Presentata da Massimo Pallottino di Caritas italiana la campagna europea “Good Food 4 All” per il diritto al cibo che non può essere ridotto a merce soggetta a speculazione, è un bene prezioso ma non può essere un lusso. L’iniziativa individua 16 proposte concrete per costruire sistemi alimentari più equi e sostenibili e chiede all’UE di riconoscere e tutelare il diritto al cibo. L’obiettivo è quello di raggiungere un milione di firme in sette Paesi UE.
La mattinata continua con l’intervento della politologa e saggista Chiara Tintori. Essere voce a servizio dei più fragili, chiede prima di tutto un metodo, non un ragionamento astratto, ma un cammino induttivo vissuto con autentico spirito sinodale, che parte dall’osservare la realtà per poi interpretarla ed infine agire. È un modo per sfuggire al pensiero disgiuntivo e riduttivo che separa fede e storia, e per questo guarda a testimoni come Bartolomeo Sorge e Giuseppe Lazzati, mediatori e profeti capaci di tenere insieme le due sfere. “Viviamo”, ha spiegato, “una policrisi”, ossia una sovrapposizione di crisi globali che mettono in discussione certezze e prospettive future. In questo scenario, è fondamentale recuperare un metodo capace di leggere la realtà nella sua complessità, evitando semplificazioni e contrapposizioni. Oggi, pertanto, la pace e la democrazia appaiono vulnerabili, crescono le disuguaglianze, si afferma quella che la politologa chiama età selvaggia, dove si colpevolizzano le vittime invece di proteggerle. Anche la partecipazione rischia di diventare intermittente, una partecipazione on demand, accesa solo quando conviene. Interpretare questa realtà alla luce del Magistero significa rimettere al centro il primato della persona umana e delle relazioni.
La tavola rotonda "Essere voce nella storia" ha messo a fuoco come le comunità possano fare advocacy oggi, con quattro sguardi diversi: Marta Cartabia, Elsa Fornero, Luca Misculin e Gabriele Sepio. È emerso quanto la sfida odierna sia dialogare con le istituzioni e con il mercato del lavoro mantenendo al centro la promozione della persona e della comunità. Un richiamo, dunque, al lavoro povero e alla precarietà dello stesso che mettono in crisi la nostra Repubblica che è fondata sul lavoro, chiedendo un modello inclusivo per giovani, donne e anziani, con la persona al centro dell'economia e con più investimenti nell’ambito del welfare. Resta centrale il personalismo della Costituzione, dove la persona è intesa come "io in relazione" tra diritti e doveri di solidarietà.
Il pomeriggio, ha visto i delegati diocesani impegnati nell’approfondimento dei temi proposti all’interno delle Assemblee Tematiche: “Custodire il creato, custodire i poveri”, “Abitare il digitale”, “Dialogare con le istituzioni”, “Il diritto di abitare”, “Animazione di comunità e partecipazione”. Argomenti che hanno toccato concretamente il contesto di vita dei nostri territori e delle nostre realtà particolari.
Il terzo giorno, tre testimonianze internazionali hanno rilanciato il legame tra Vangelo e promozione umana. A dare il loro contributo, Mons. Fortunatus Nwachukwu: «Non esiste evangelizzazione autentica che non sia promozione della dignità umana»; Mons. Pierre Cibambo Ntakobajira, presidente di Caritas Africa: «La Chiesa non fa carità, ma è Carità». Ulteriore testimonianza è giunta da Ahmet Erdem, proveniente dalla Turchia ed oggi operatore in Caritas di Pavia, il quale ha portato uno spunto di riflessione sulle distanze – geografiche e politiche – affermando come queste siano più sottili di quanto si immagini, giacché “siamo in un ecosistema connesso, uniti da un mare che non divide, ma mette in relazione”.
La seconda parte della giornata è proseguita con una Tavola Rotonda dedicata al tema dell’advocacy nei contesti segnati dalla guerra, con uno sguardo particolare a realtà come il Sud Sudan, il Myanmar e la Siria. Un confronto che ha interrogato il ruolo delle comunità nel promuovere percorsi di pace, attraverso la comunicazione, la cooperazione fraterna e l’educazione. La giornata ha così rilanciato con forza il ruolo della Caritas come soggetto ecclesiale chiamato non solo a rispondere ai bisogni, ma a contribuire alla costruzione di una società più giusta, a partire dall’annuncio del Vangelo vissuto nella concretezza della storia.
Nella quarta ed ultima giornata, ad aprire i lavori, la Tavola Rotonda “La politica, l’Europa”, ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee. Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. In questo senso, Prodi ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.
Negli orientamenti finali di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, è stata indicata la rotta: «Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, proposta sociale, provocazione evangelica». Sulla pace ha aggiunto: «La pace non è neutralità comoda. Le Caritas sono chiamate a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona».
Continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia. Questa è la consegna con cui don Francesco Zito, Veronica Chirico e Melania De Carlo, a conclusione del Convegno, rientrano sul territorio, chiamati con tutta la Caritas diocesana a tradurre l’advocacy in percorsi concreti di prossimità, animazione di comunità e partecipazione.
Veronica Chirico e Melania De Carlo



